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venerdì, 28 aprile 2017

Cressa: tre denunciati per gestione illecita di rifiuti

| Cronaca CRESSA, I carabinieri del Nucleo forestale di Carpignano Sesia e di Borgolavezzaro, assieme al nucleo investigativo dei carabinieri di Novara, hanno denunciato tre persone per la gestione e lo stoccaggio di rifiuti in difformità dalle autorizzazioni ambientali possedute dalle due ditte di cui sono titolari.   L’accusa, per i tre, è di gestione illecita di rifiuti. L’operazione è avvenuta nell’area industriale di Cressa e i tre denunciati sono tutti e tre residenti nel Novarese. Con la denuncia i militari hanno anche sequestrato preventivamente l’intera area, oltre agli uffici amministrativi delle due aziende, per evitare che l’attività illecita potesse continuare.   E’ successo nella mattinata del 6 aprile scorso: la scorsa settimana il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il sequestro preventivo. Durante i controlli sono stati anche individuati tre lavoratori, in quelle due aziende (due di nazionalità ucraina e uno di nazionalità italiana), non assunti con contratto di lavoro regolare, e impiegati in violazione delle normative previdenziali vigenti. I militari hanno quindi chiamato sul posto lo Spresal per tutti gli adempimenti dovuti e per procedere alla necessaria segnalazione all’ufficio territoriale del lavoro. «L’attività compiuta – viene spiegato in una nota stampa - si inserisce nel contesto di un programma di controlli, mirato a fare emergere le attività di illecita gestione dei rifiuti in ambito aziendale. L’impegno dei Carabinieri Forestali è fortemente determinato allo scopo non solo di garantire il pieno rispetto della normativa ambientale e la tutela della salute pubblica, ma anche per assicurare la piena correttezza nell’espletamento delle attività di impresa, evitando quelle forme di concorrenza sleale mediante la riduzione dei costi d’impresa, conseguiti tramite l’inottemperanza della normativa ambientale e previdenziale vigente». mo.c.

Pensare una nuova “Idea di città”

| Novara Città NOVARA - Pensare insieme ad una nuova Idea di Città. Così Alberto Pacelli e Roberto De Rosa hanno presentato una nuova iniziativa per favorire la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, «unica strada per uscire da questa terribile situazione».Nasce così un collettivo, con sede in corso Risorgimento 100 (“Una idea di città”), che vuole riunire semplici cittadini e associazioni per incidere sul processo democratico cittadino.«In questi ultimi 70 anni - spiega Alberto Pacelli - abbiamo attraversato periodi altamente drammatici, anche tragici. Ma non abbiamo mai vissuto un periodo buio e pericoloso come questo che stiamo vivendo. E’ in atto, e non da oggi, un processo di crescente sfiducia verso la classe politica. Una sfiducia che si estende e coinvolge le Istituzioni centrali dello Stato». Entra poi nel dettaglio della politica locale «Peggiore la situazione a livello comunale dove al malcostume ed alla mala amministrazione centrale si aggiungono le conseguenze di una sciagurata riforma degli enti locali. E’ chiaro - prosegue - che non possiamo pensare di dare vita a Novara all’ennesimo movimento o partitino che si prefigga di modificare la situazione nazionale.Però possiamo dare vita ad una iniziativa  che per i suoi contenuti e per come viene realizzata possa incidere e modificare la realtà cittadina e valere anche come indicatore di una via in grado di contribuire ad uscire dalla crisi»E allora cosa fare? «La proposta è quella di dare vita ad un collettivo che elabori Una idea di città. Quale città - dicono Pacelli e De Rosa - le cittadine ed i cittadini vogliono che sia Novara, quali  gli interventi necessari per  realizzarla. Una idea di città alla  cui costruzione compartecipino il  maggior numero possibile di novarese e di novaresi»In che modo?«Il collettivo per operare si suddivide in gruppi su temi specifici quali: Novara città della Pace e dell’Amicizia,  Ambiente,  Città – Cultura – Università,  Lavoro – Attività Produttive – Ricerca, Mafia,  Quartieri – Frazioni, Sanità,  Scuola,  Servizi socioassistenziali,  Sport non professionistico,  Uso del suolo – Recupero e Ristrutturazione del patrimonio edilizio.Ciascun gruppo - secondo Pacelli e De Rosa -  per poter garantire il massimo di democrazia e di partecipazione elabora una proposta sul tema di sua competenza, la discute nel modo più ampio possibile con le persone interessate e con le associazioni e le organizzazioni impegnate su quel tema, al termine redige un testo conclusivo che, dopo l’approvazione del collettivo, diviene  parte di una idea di città.Il collettivo ha anche un’altrta funzione. Secondo Pacelli «si pone contemporaneamente come il soggetto al quale le cittadine ed i cittadini novaresi segnalano tutti quei problemi e quelle situazioni che per essere risolte richiedano un intervento della pubblica Amministrazione, se ne fa carico dopo averne verificata l’esattezza, avvia un rapporto dialettico con l’Amministrazione assumendo tutte le  iniziative che i singoli problemi richiedano, indicando eventualmente possibili soluzioni e, qualora fosse necessario, sollecitando gli interventi e curando che il loro adempimento non finisca nel dimenticatoio. Sappiamo - concludono - che si tratta di una proposta controcorrente: contro la sfiducia, lo scoramento, la tendenza a rinchiudersi nel privato, ma siamo altresì convinti che vi siano cittadine e cittadini novaresi disponibili ad impegnarsi per  la loro città». Per mettere i cittadini nella condizione di aderire al collettivo è stata ideata una mail (info@unideadinovara.it), una buca delle lettere in corso Risorgimento 100 a Novara e una serie di numeri telefonici (347-4602007, 329-7954788, 333-3336025) cui rivolgersi.Sandro Devecchi

De Pagave: commissione d’inchiesta

| Novara Città NOVARA - Una commissione di indagine e controllo di tipo amministrativo, formata  da consiglieri comunali, si occuperà di verificare come viene gestito l’Istituto Gaudenzio De Pagave. La richiesta è stata avanzata dal capogruppo della Lega Nord, Matteo Marnati che da tempo si sta occupando del funzionamento di questa struttura. «Abbiamo avuto segnalazione che ci sono dei problemi - ha spiegato l’esponente del Carroccio - e dopo aver raccolto le varie testimonianze (verbali e fotografiche, ndr. ) si tratta di agire in modo ufficiale e verificarne la corrispondenza. La commissione di indagine e controllo di tipo amministrativo che, in osservanza allo Statuto deve avere come presidente un consigliere di minoranza, è uno strumento già utilizzato egregiamente in altre situazioni, ad esempio per verificare il servizio delle mense. Compito dei consiglieri comunali è di vigilare e fare in modo che i servizi forniti ai cittadini siano di buona qualità. L’Istituto De Pagave è una struttura simbolo per la nostra città e deve avere un livello di eccellenza».  esigenze sociali. Che tipo di lamentele avete raccolto?«Si tratta di lamentele che riguardano la gestione del personale, il livello di pulizia, la qualità del cibo che viene servito. Bisogna capire – conclude Marnati - se e come bisogna migliorare i servizi. Il Consiglio comunale è organo di garanzia per i cittadini, ritengo pertanto il nostro intervento doveroso e credo che il risultato che si otterrà possa tornare utile per gli ospiti e per gli Amministratori stessi».Mariateresa Ugazio

Pernate contro Cim, il Gip ha deciso: si deve indagare

| Novara Città NOVARA - Soddisfatto il Comitato per Pernate per la decisione del Gip della Procura della Repubblica di Novara che, nei giorni scorsi, ha rigettato l’archiviazione del procedimento avviato con l’Esposto presentato dal Movimento Cinque Stelle novarese. «L’accoglimento del ricorso permette di proseguire le indagini - dicono per il Comitato per Pernate Claudio Ferro, Carlo Ferro, Angelo Sesana, Paolo Manenti, Oscar Bernardinello, Renzo Pizzo, Massimo Zappa e Corrado Albertini - al fine di valutare se sussista un nesso di condizionamento tra i lavori eseguiti lungo il torrente Terdoppio dal Cim ed un rischio di esondazione per l’abitato di Pernate». E puntualizzano: «Ricordiamo che, in seguito a tali interventi, sono stati sottratti circa cinquanta ettari della “cassa di espansione”, che il torrente occupava nelle sue piene periodiche. Le stesse prescrizioni, contenute nella Valutazione d’Impatto Ambientale concessa al Cim nell’anno 2000, tenevano in dovuta considerazione tale rischio, subordinando gli interventi edificatori all’approvazione di un progetto complessivo di messa in sicurezza dell’area: da Cim mai realizzato». Secondo il Comitato per Pernate «è necessario e doveroso, nei confronti di chi sente questa preoccupazione ogni giorno, approfondire la tematica e arrivare a una definizione chiara di eventuali inadempienze o responsabilità. Archiviare questa pratica, senza dare risposte esaustive, avrebbe portato ad un vuoto di diritto che i cittadini, attraverso le loro firme, hanno voluto impedire». Un ringraziamento «va ai pernatesi, che in gran numero hanno sottoscritto l’esposto, portando alla luce quelle che sono le loro preoccupazioni in merito alla questione. Fin dal 2005, quando venne confermata la Variante Generale del Prg di Novara, il Comitato per Pernate, difatti, si è fatto portavoce della preoccupazione di molti pernatesi nei riguardi dell’espansione del Centro Intermodale Merci di Novara. L’insediamento logistico, un tempo doveva sorgere insieme a una serie di opere idrauliche di cui però si è persa ogni traccia: rinforzi spondali solo lungo il Cim e scolmatore studiato e mai progettato. Mentre il centro logistico negli anni si espandeva, innalzandosi di due metri dal piano campagna, nei pernatesi cresceva la preoccupazione che le acque di esondazione del torrente (ricordiamo nelle piene del 2002 e del 2013) potessero riversarsi sull’abitato avendo sottratto aree del bacino di laminazione».  E aggiungono: «Si intende evidenziare come molte opere accessorie, quali ad esempio i ponti ferroviari di Cim, non risultano ad oggi soddisfare i più recenti studi regionali (portata minima 175 m3/sec) e potrebbero fare da innesco a un collo di bottiglia molto pericoloso». E in riferimento a commenti successivi alla notizia della decisione del Gip puntalizzano: «Ancora una volta assistiamo alla strenua difesa del Management di Cim, che si giustifica facendo riferimento a tempi molto distanti dagli attuali (“periodo alquanto discosto nel tempo”). Peccato che tali errori e tali mancanze siano evidenti e costituiscano un rischio gravante sull’abitato di Pernate. Pertanto, bisogna far fronte quanto prima ai problemi e risolverli. Agire attraverso consolidamenti ed opere idrauliche, ma anche tramite un ridimensionamento dell’area destinata all’espansione del Cim su Pernate, il cosidetto Ambito Intermodale T3b, di quasi un milione di metri quadrati».  Il Comitato per Pernate, se quindi da una parte accoglie con favore questa iniziativa della Magistratura, tesa a cercare risposte alle stesse domande che esso va ponendo alle istituzioni da più di dieci anni, dall’altra, concludono, «non può che mettersi a disposizione degli inquirenti con la propria memoria storica, documentale e fotografica nel caso venga richiesto il suo contributo». cl.br. Nella foto d’archivio l’esondazione del 2013 Leggi di più sul Corriere di Novara di giovedì 27 aprile 2017

Ospedale Maggiore: un’area valutata 34 milioni di euro

| Novara Città NOVARA - Si è tenuto ieri al Centro di ricerca applicata Ipazia il convegno avente come tema gli scenari e le prospettive per la sede dell’Azienda ospedaliero universitaria Maggiore di Novara in vista della dismissione. Dismissione che avverrà quando, nella zona di via piazza d’Armi sarà realizzata la ‘Città della salute e della scienza’ e tutti i servizi sanitari vi saranno trasferiti. L’evento è stato moderato da Roberto Moriondo, direttore generale del Comune di Novara. Sono intervenuti: Alessandro Canelli (sindaco di Novara), Mario Minola (direttore generale dell’Azienda ospedaliero universitaria del Maggiore), Cesare Emanuel (rettore Università del Piemonte Orientale), Pietro Terna (presidente Collegio Carlo Alberto di Torino), Giuseppe Cinà (docente di progettazione urbanistica del Politecnico di Torino), Maurizio Foddai (dirigente del Servizio governo del territorio del Comune di Novara). Scopo del convegno: fare il punto su come valorizzare queste aree, quali attori coinvolgere nella discussione concettuale e nella progettazione, come modificare la destinazione d’uso di questa importante porzione di città alla quale nel 2004 lo studio di fattibilità dell’architetto Vittorio Gregotti assegnava un valore economico stimato in 50 milioni di euro e, successivamente, un altro studio, in questo caso del Politecnico di Milano aveva fatto una valutazione di 34 milioni di euro. Valutazione quest’ultima, a cui l’Aress (Agenzia regionale per i servizi sanitari) nel redigere il Piano economico finanziario per la costruzione della Città della salute ha fatto riferimento. Si tratta di un’area di circa sette ettari a ridosso del cuore nobile della città.I lavori sono stati aperti dall’intervento del direttore generale dell’Aou Maggiore della Carità, Mario Minola che vista la composizione dei presenti ha esordito: «Mi sento un povero medico di campagna fra tutti questi architetti, ma ho acquisito (vanta due mandati come direttore generale, ndr.) una certa conoscenza del problema. Il 2 marzo 2016 al Broletto è stato sottoscritto l’accordo di programma e l’unico impegno che ha preso il Comune è quello di valorizzare due aree per acquisire risorse da destinare alla costruzione della Città della salute e della scienza. Non è dunque un problema nuovo». Minola ha illustrato proiettando foto d’epoca e recenti una galoppata lungo i secoli. L’edificio che ci viene tramandato sorse nel 1643 su progetto dell’architetto Soliva e da quel momento prese il via un’espansione che fu resa possibile grazie alla florida situazione patrimoniale dell’istituto, dovuta a cospicui lasciti e donazioni. Ha riferito anche curiosi aneddoti, per esempio che l’ospedale San Giuliano, che dipendeva dall’Ordine dei calzolai rifiutò la fusione con gli altri e rimase autonomo fino agli anni ’60. Un’altra peculiarità, forse unica a livello nazionale, è quella che vede dentro l’ospedale la sede della parrocchia di San Michele. Un ospedale quello oggi esistente,che si è sviluppato in altezza, in larghezza e anche nel seminterrato occupando tutte le sue pertinenze compreso il giardino centrale, per far posto ai nuovi servizi sanitari imposti dall’evoluzione della medicina e dal nuovo livello di vita. Uno sviluppo che vede oggi il nosocomio novarese «punto di riferimento – ha detto Minola con orgoglio  - per un milione di persone e baluardo nei confronti della Lombardia».«Ci sarà mai il nuovo ospedale? Sono convinto di sì, - ha continuato -  il 2 marzo con la firma dell’accordo si è innescato un processo irreversibile. Devo dire che è cambiato il codice degli appalti ma non è stato ancora pubblicato, per cui non sappiamo se il finanziamento pubblico rimane ancora lo stesso di 127 milioni pari al 30% e abbiamo dovuto modificare l’impostazione. La discussione di oggi è vitale, per l’Azienda ospedaliera universitaria  trarre risorse dall’alienazione di queste due aree (plesso in corso Mazzini e plesso in via piazza d’Armi) è di fondamentale importanza». Il direttore generale ha subito dovuto lasciare il convegno, richiamato da un impegno istituzionale: «Corro a Torino – ha motivato - per il bilancio dell’ospedale attuale».Mariateresa UgazioLeggi di più sul Corriere di Novara di giovedì 27 aprile 2017
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